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Petrolio: gli irlandesi perforeranno in Piemonte
martedì 22 gennaio 2008
 Le quotazioni record toccate nelle scorse settimane dall´oro nero hanno creato allarme nel mondo dell´economia, ma anche una nuova prospettiva: estrarre petrolio potrebbe essere un affare anche in luoghi in cui un tempo era anti-economico. Zone come il Piemonte, che, secondo i dati del ministero dello Sviluppo, risulta essere la seconda regione d´Italia per estensione delle aree di ricerca, con i suoi 3.265 chilometri quadrati esplorati dalle compagnie petrolifere. Meglio fa solo la già fruttuosa Emilia Romagna, con 4.440 chilometri quadrati.
A far gola ai cercatori sono i pianeggianti terreni della Val Padana piemontese. A livello geologico, il sottosuolo di queste aree sembra essere abbastanza predisposto ad accogliere giacimenti, anche se i problemi sono numerosi. Nei paesi arabi, il petrolio è ottimo: si trova a tremila metri di profondità, in sabbie compatte, ed è limpido. In Piemonte, al contrario, la qualità è mediocre: se c´è, lo si trova a 5 o 6 mila metri, in dolomie più dure da lavorare, ed è molto più sporco. Tutte caratteristiche che fanno lievitare le spese di estrazione e di trattamento.
I vantaggi sono che, rispetto a quello arabo, l´oro nero piemontese ha spese di trasporto pressoché nulle e sarebbe molto facile estrarre dai giacimenti anche il gas, che in Medio Oriente viene quasi sempre bruciato. Il prezzo record toccato recentemente dal petrolio, tuttavia, ha spinto l´irlandese Petroceltic a muoversi. All´inizio del mese la compagnia ha rilevato le quote dei permessi di ricerca dell´inglese British Gas: il 75% dell´area di Casalnoceto (il restante 25% è dell´italiana Gas Plus), il 50% di Vercelli (il 50% è dell´Eni) e il 95% di Carisio (il 5% è della Società costruzioni condotte).
"Anche se abbiamo trovato dei contesti minerari interessanti - spiega Luigi Villani, responsabile esplorazione di Bg Italia - abbiamo preferito vendere i nostri asset in Piemonte perché di solito puntiamo ad obiettivi più consistenti". Così è subentrata la società irlandese, che ha già fatto sapere di essere pronta a lavorare soprattutto su Carisio: la prima parte della ricerca, costituita da scansioni sismiche e analisi geologiche già eseguite da Bg Italia, ha individuato due bacini ben definiti e Petroceltic ha annunciato che avvierà le pratiche per trivellare un primo pozzo esplorativo tra fine 2008 e inizio 2009.
Anche la nord-irlandese North Petroleum crede nel suolo piemontese. Ha chiesto di compiere analisi nel territorio di Gattinara, in cui spera di trovare un giacimento da 300 milioni di barili, mentre, sotto l´area di Nibbia, è convinta che ci sia una struttura geologica simile a quella di Trecate, ovvero l´unica zona del Piemonte in cui il petrolio viene già estratto da diversi anni. Oggi, il pozzo novarese è ormai arrivato a maturità e la sua produttività è in fase calante. Eni vi estrae circa 2.500 barili al giorno (contro i 238 mila che produce a livello nazionale), 500 in meno rispetto al picco produttivo raggiunto nel 2004, il che significa che tra qualche anno arriverà all´esaurimento.
Irlandesi e Nordirlandesi dovranno però vedersela con la coscienza ambientalista di cittadini e istituzioni, in parte ancora choccate dall´incidente di Trecate del 1994. Il pozzo fece quello che in gergo tecnico si chiama "blow out", cioè esplose generando una pioggia di petrolio e una nube di fumo che causarono non pochi danni nel raggio di un paio di chilometri. Appena tre anni fa, Eni provò a chiedere l´autorizzazione per un pozzo esplorativo nell´area chiamata "Buscaglino 1", ma i cittadini trecatesi si opposero e la Regione decise di non dare il via libera. Per il momento, comunque, almeno gli ambientalisti di Trino possono dormire sonni tranquilli: i rilievi geologici non hanno dato esito positivo, così Eni e British Gas, titolari del permesso, hanno presentato istanza di rinuncia al ministero. (Espresso.repubblica.it)
 
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